Come ci insegnano le tradizioni orientali, la funzione primaria del respiro è quella di mantenere lo stato vitale e fare da collante tra il corpo, la psiche e lo spirito.
Scopriamo come raggiungere questi obiettivi.
A cura di Simonetta Milani
Inspirazione, espirazione scandiscono il susseguirsi delle giornate mantenendo ogni essere umano in vita.
Sembra banale affermare che senza respiro non c’è vita, allora come è possibile lasciar scorrere le ore, i giorni, l’esistenza intera senza rendersi conto di come respiriamo?
Questo accade perché oggi giorno l’uomo vive distratto e prigioniero di un automatismo.
L’automatismo è parte integrante di questa era altamente tecnologica, dove l’uomo pigramente spinge un tasto e tutto è a portata di mano. Questa comodità richiede un pegno oneroso da pagare: la mancanza di attenzione, la mancanza di presenza a ciò che accade con conseguente inconsapevolezza del proprio respiro.
Questo automatismo prende forma nell’educazione di
bambini e adolescenti, abituati sin da piccoli all’uso
di supporti informatici con conseguenti disturbi dell’attenzione.
LA FUNZIONE DI COLLEGAMENTO
Totalmente estrovertito l’uomo è assente a sé stesso e dimentica che ciò che accade al proprio mondo interiore determina la qualità della propria vita.
Non si tratta di negare i vantaggi e il valore dello sviluppo tecnologico della nostra società ma di utilizzare la tecnologia senza perdere la propria autonomia interiore.
Il respiro è quel filo invisibile che consente il movimento, vivifica ogni cellula del corpo, permette al cuore di battere e come insegnano le antiche tradizioni – se equilibrato ed armonioso – dona lucidità di pensiero, quiete del cuore, accompagna l’essere umano alla realizzazione di sé e del
proprio destino. Il respiro in quanto medium è dunque un elemento di interazione e collegamento tra il corpo, la psiche e lo spirito.
La nostra epoca è stata definita dagli studiosi
“l’era del respiro dell’ansia”.

NEL RISPETTO DELLE TRADIZIONI
Le antiche conoscenze ponevano il respiro al centro della persona, ma per l’uomo moderno sono parole “vecchie”, lontane, prive di valore. Si è ancora alla ricerca di risposte che sono da sempre presenti e disponibili nella tradizione della storia sapienziale umana.
Purtroppo lo stato d’ansia è considerato “normale”: l’uomo d’oggi non sa più respirare e di conseguenza è diviso in compartimenti stagni, che non dialogano tra di loro, pur facendo parte di un unico corpo.
Le tradizioni orientali affermano che la funzione primaria del respiro è di mantenere lo stato vitale e assicurare l’unità del corpo. Un respiro bloccato da uno stato psico-emotivo, non svolge più la sua funzione di collante e l’uomo non è più in grado – in quanto disabituato – di viaggiare nella
propria interiorità e comprendere cosa gli sta accadendo.
La tradizione cinese-taoista è l’espressione più profonda della maestria del respiro, il loro studio dell’energetica umana era estremamente dettagliato tanto da essere ancora oggi fruibile ed utilizzato come base nei “nuovi” metodi di rilassamento, riequilibrio, recupero psico-fisico proposti in occidente.
Nulla di nuovo è stato creato ma l’utilizzo parziale e frammentato dei metodi antichi li depaupera della loro profondità ed efficacia.

IL POPOLO CINESE È CHIAMATO «POPOLO DEL REPIRO»
I taoisti erano raffinati esperti dell’arte del respiro (hūxī yìshù 呼吸 艺术) e produssero un grandissimo e variegato numero di pratiche per il rilassamento e soprattutto per giungere alla loro piena realizzazione spirituale: l’unione con il Tao.
Regolare il respiro (tiáo xī 调息) è possibile, perché Il respiro pur essendo una funzione automatica, differentemente dal battito cardiaco, è la sola modificabile intenzionalmente.
È giunto il tempo di ritrovare il proprio respiro, così come indicato dalla via taoista.
Il termine più antico che definisce il respiro in quanto soffio, energia è qì (氣).
TUTTO E’ QI
La visione taoista, anticipando di centinaia di anni le scoperte della moderna fisica dei quanti, si basa su un assunto: tutto è qi (wànwù jiē qì 万物皆气), energia in movimento e trasformazione continua.
La vita stessa è emanazione del Soffio primordiale, il respiro dell’Uno, le cui qualità principali sono l’unità, la quiete e l’armonia. Il Soffio primordiale resta celato nella profondità del respiro umano ordinario, affinché l’uomo – grazie alla sua maestria – possa ritrovare e ricostruire in sé stesso le
citate caratteristiche di unità, quiete e armonia.
È a causa delle emozioni debordanti e della mente fagocitante che lo stato di quiete originario è perduto, dimenticato. L’ansia, le paure, le instabilità, e ogni sorta di disagio divengono talmente pervasivi da spingere l’uomo a viverli come la propria realtà, una “normalità” scomoda e malsana, ma a cui soggiace. Ogni stato d’animo influenza la respirazione: l’ansia blocca il respiro, la rabbia lo rende corto e veloce, la tristezza e la depressione prolungano l’espirazione mentre l’inspirazione diviene faticosa (“fame d’aria”), l’eccesso di euforia aumenta insensatamente l’inspirazione e ottenebra la chiarezza mentale e così via. In senso opposto il respiro può a sua volta favorire l’insorgere di emozioni: una respirazione pettorale rapida e superficiale, per esempio, genera emozioni e facilita l’insorgenza di uno stato ansioso.
L’attenzione al proprio respiro è un passaggio essenziale per riprendere la padronanza della propria vita psico-emotiva, riportando mente ed emozioni al loro normale funzionamento, per evitare quegli eccessi che creano frammentazione, disequilibrio e disarmonia interiori.
Nel Huangdi Neijing – testo medico del 400 a.C. – si afferma che le emozioni sono la prima causa di malattia: una corretta respirazione è essenziale per ristabilire l’armonia interiore.

MEDITAZIONE E RESPIRO
L’esperienza meditativa portò i maestri taoisti ad esperire che la respirazione naturale corretta è quella addominale, la stessa messa in atto dai neonati, periodo in cui la mente non ha ancora costruito le proprie infrastrutture, il cuore
è ancora puro, e lo spirito presente.
I saggi taoisti erano pragmatici: inutile aspirare alla realizzazione spirituale se non vi è quiete nel proprio cuore, decontrazione nel corpo e silenzio nella mente.
Il corpo è il veicolo attraverso cui diventa possibile realizzare la propria spiritualità.
A tal proposito le pratiche meditative taoiste insegnano come primo passo la regolazione del respiro (tiao xi), cioè il saper mantenere stabilmente l’attenzione al respiro accompagnandolo dalla superficie alla profondità del ventre.
La regolazione del respiro, anticamera alla meditazione, permette già di raggiungere una maggior decontrazione fisica, una mente più calma e uno stato emotivo più stabile.
Quando la regolazione del respiro, diviene parte del quotidiano migliorando la relazione con sé stessi, con gli altri, con l’ambiente e con il cosmo intero, la pratica di meditazione si apre ad una più raffinata e profonda maestria del soffio.
Saper respirare è vitale per vivere appieno la propria vita, per ritornare ad essere al timone della propria realizzazione, per riappropriarsi del diritto di essere sé stessi.
Serve realizzare il proprio destino e non ciò che altri desiderano: è quello che la tradizione taoista chiama il proprio mandato celeste (tian ming天命).
Potrebbe essere questo il momento perfetto per riabbracciare il respiro e ritrovare il Soffio originale.

2 risposte su “IL TAO DEL RESPIRO”
Ciao Simonetta, tutte le volte che leggo questi tuoi articoli, rimpiango di non avere la possibilità, il tempo libero, per poterne usufruire dal vivo delle tue lezioni. Mi consolo, leggendoli con molto interesse e piacere, come leggere un libro, immaginando di essere in un ambiente silenzioso ed ammirevole. Grazie.
Trovo prezioso questo esame del respiro. Vorrei altri articoli sulla effettuazione del controllo respiratorio. complimenti o